Butler piega i Lakers, Miami vince gara 5

Il campionato migliore del mondo, l’unico rimasto immune dal Covid, non è finito ieri. Brutta notizia per i Los Angeles Lakers ma dolce per tutti gli appassionati di basket. Miami tiene viva la serie vincendo 111-108 una gara 5 pazzesca, giocata dagli Heat con soli sette giocatori, controllata per tre quarti e quasi persa a 5′ dalla fine, con Los Angeles – ora avanti 3 a 2 – sopra di tre (99-96) e il fallo in attacco di Duncan Robinson. I giocatori di Miami sembravano morti, svuotati di energia. Le telecamere avevano inquadrato il baule con dentro il trofeo, qualcuno dei novanta ospiti in tribuna ha cominciato a pensare a dove aveva lasciato la macchina.

Il destino sembrava compiersi nel segno di Kobe Bryant: la divisa amuleto di Black Mamba, le golden Kobe ai piedoni di Anthony Davis. Ma tutta la simbologia si è dissolta davanti al grande cuore e al coraggio di Miami, guidata da un mostruoso Jimmy Butler, 35 punti, 12 rimbazi, 11 assist e circondato da una squadra di pazzi scatenati: i 13 punti di Adebayo, gli 11 di Crowder, i 26 di Robinson, i 14 di Nunn e i 12 di Tyler Herro, 20 anni, che ha messo a segno i due liberi finali con la freddezza del sicario.
Basket, Finals Nba: un immenso Butler piega i Lakers, Miami vince gara 5 e resta in vita
E’ stata una partita in cui entrambe hanno raschiato il fondo del barile: se Miami ha messo solo sette giocatori nelle rotazioni, Los Angeles ne ha impiegati nove. Poteva venire fuori una partita penosa, è stata la migliore della serie. L’urgenza collettiva di Miami, costretta a vincere, ha avuto la meglio sulla classe di LeBron James, che si era presentato all’arena di Disneyland con indosso una tuta con stampato il tricolore, lo slogan “fusilli, palazzo, come famiglia” e il nome di un ristorante italiano di Los Angeles, Jon&Vinny’s. In campo LeBron ha “cucinato” 40 punti con 15-21 al tiro, 6-9 da tre, più 13 rimbalzi e 7 assist. Con lui molto Davis (28 punti), molto Caldwell-Pope (16) un po’ di Kuzma (7) poco dagli altri e, per i primi due quarti, anche pochissima difesa. All’intervallo Miami aveva chiuso avanti di quattro 60-56, mostrando il motivo della serata: il duello tra LeBron e Butler.

C’era stato spazio per un paio di scosse emotive: la rissa iniziale tra Butler e Dwight Howard, bravi a fermarsi un secondo prima di prendersi a pugni e l’infortunio a Davis, rimasto a terra, dopo un rimbalzo, tenendosi il tallone. Tutti hanno pensato al tendine d’Achille rotto, tipo Kevin Durant nella finale della scorsa stagione. Invece, Davis è rientrato. Ma il tema della partita non è cambiato. Miami ha retto il confronto perché è stata più reattiva sotto canestro, brava a sfruttare il vuoto sistematico lasciato dai Lakers in difesa all’altezza della linea dei tiri liberi. Preoccupati dal limitare Adebayo e i cecchini dall’arco, o giochi in sei o a qualcosa devi rinunciare. Lì gli Heat hanno colpito, allargando le incertezze difensive dei Lakers e acquisendo fiducia.
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Il secondo tempo è andato avanti come il primo, sempre con Miami avanti anche di 11. Fino a quando le energia di una squadra, già priva di Goran Dragic, si sono esaurite e il canestro è diventato invisibile. I Lakers ne hanno approfittato per rosicchiare lo svantaggio, fino al sorpasso con un tiro da tre del glaciale Caldwell-Pope (97-96) a 6’18” dalla fine e altri due punti di Pope per il 99-96.

Gli ultimi due minuti sono stati drammatici. E’ tornata la sfida di inizio partita: sono spariti tutti, compagni, arbitri, panchine, i tifosi virtuali sugli schermi. E sono rimasti loro: LeBron e Butler. Davis aveva cominciato a zoppicare. Un tiro di Butler è rimbalzato sul ferro due volte, poi il texano si è rifatto (101-103). LeBron ha risposto con un gioco da tre punti (104-103), Butler ha firmato il nuovo sorpasso (104-105), LeBron ha riportato Los Angeles avanti (106-105) a meno 50 secondi dalla fine. Butler ha messo dentro i liberi (106-107), a cui ha risposto Davis, da fermo, con canestro allo scadere dei 24” (108-107). Mancavano 21 secondi e 8 decimi. Butler ha preso fallo, è andato ancora ai liberi e ha riportato Miami a +1 (108-109). L’ultima azione era nelle mani dei Lakers e tutti abbiamo pensato a Kobe. LeBron, in penetrazione, ha attirato gli avversari su di sé e scaricato per Green, solo dall’arco: lui doveva fare il Kobe, ma era banalmente Green. Il tiro definitivo si è rivelato deludente, ed è finito corto. Nel ribaltamento Miami ha messo il sigillo con i liberi di Herro. Domenica nuovo appuntamento per nottambuli. I Lakers hanno sempre reagito dopo una sconfitta, ma Miami, dopo 94 giorni nella bolla di Disneyland, non ha ancora voglia di tornare a casa. 

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